Perché un registro sull'insufficienza respiratoria

30/10/2007

Sul territorio nazionale si stima che circa il 10% della popolazione risulta affetta da BPCO, che esita in una stragrande maggioranza dei casi in insufficienza respiratoria cronica (IRC).

Le malattie dell'apparato respiratorio, escluso i tumori polmonari, rappresentano il 7.4% delle cause di ricovero.
Il tasso di mortalità (dato relativo al 1997) per malattie dell'apparato respiratorio, escluso i tumori, è di 0.52/1000 abitanti.
Le malattie dell'apparato respiratorio rappresentano la terza causa di morte dopo quelle relative a malattie dell'apparato circolatorio e tumori.

Le previsioni per un prossimo futuro sono per un graduale incremento di incidenza legato principalmente ai seguenti fattori:

  • persistenza all'abitudine al fumo,
  • innalzamento dell'età media,
  • incremento del rischio di inquinamento ambientale,
  • accresciuta incidenza di alcune patologie respiratorie.

Oltre alla BPCO esistono numerosi quadri patologici – quali malattie neuromuscolari e deformità della gabbia toracica – che possono esitare in IRC. Le malattie neuromuscolari, pur essendo meno rilevanti da un punto di vista epidemiologico rispetto alla BPCO, hanno tuttavia una grande importanza da un punto di vista socio-economico per gli enormi problemi assistenziali e di supporto che comportano.
L'insufficienza respiratoria cronica determina uno stato di invalidità progressivamente ingravescente che limita le capacità lavorative dei soggetti e, a lungo termine, lo svolgimento di una normale vita di relazione. Le implicazioni socio-economiche di questa sofferenza cronica sono enormi sia in termini di costi previdenziali (perdite di giornate lavorative, prepensionamenti etc) sia di spesa sanitaria farmaceutica o di ospedalizzazione (uso continuo di farmaci, ricoveri ricorrenti con degenza prolungata) e si accompagnano ad un progressivo deterioramento della qualità di vita dell'ammalato.

Allo stato attuale – pur disponendo di risorse terapeutiche (Ossigenoterapia a lungo termine, Ventiloterapia domiciliare) che, se attuate in modo precoce, possono controllare e/o ritardare l'evoluzione della IRC – non esiste tuttavia un programma integrato di intervento su territorio nazionale finalizzato ad assicurare una corretta gestione dei vari livelli di gravità della patologia.

Attualmente non abbiamo a disposizione dati di incidenza e prevalenza della Insufficienza Respiratoria, condizione morbosa grave e pericolosa che consuma ingenti risorse economiche sia per il trattamento domiciliare nella fase di stabilità che per il trattamento della fase di riacutizzazione in ambito ospedaliero.

I presidi che vengono adottati per il trattamento di questa condizione morbosa altamente invalidante sono:

  • Ossigeno Terapia a Lungo termine (OLT),
  • Ventilazione Meccanica Domiciliare in pazienti cronicamente critici in fase di stabilità clinica (VMD).

L'ossigenoterapia a lungo termine (OLT) aumenta la sopravvivenza nei casi con insufficienza respiratoria grave, ma nel 50% delle prescrizioni l'efficacia della terapia a lungo termine non risulta appropriata.
La ventilazione meccanica domiciliare (VMD) aumenta la sopravvivenza dei pazienti con malattie neuromuscolari o della gabbia toracica, mentre il suo impiego nei pazienti con BPCO risulta efficace solo in casi selezionati . Una recente survey europea ha evidenziato che in Italia – nonostante un'assente evidenza di efficacia – la prescrizione della VMD nei pazienti con BPCO è particolarmente elevata (non corretta prescrizione?).

La creazione di registri su base regionale della Insufficienza Respiratoria ci permetterebbe da un lato di ottenere dati epidemiologici di prevalenza e incidenza di questa condizione morbosa, utili ai fini di una corretta programmazione sanitaria, e dall'altro di monitorizzare l'oculato impiego delle risorse per il trattamento della malattia.



 

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